Viviamo un tempo straordinariamente interessante, che ci chiama a non essere solo testimoni ma attori del cambiamento.
Il tema dell’Intelligenza Artificiale con le sue molteplici facce si impone ormai in ogni consesso, spesso ammantato di una pesante aura oscura che pone in primo piano rischi e contraddizioni a far ombra alle opportunità, che invece vengono indagate per ora per lo più da “addetti ai lavori” negli ambiti più disparati. Si crea così un diaframma.
Dunque una tecnologia dirompente, destinata a cambiare molti aspetti della nostra società rischia di arrivare a noi solo attraverso filtri che, per volerci proteggere dai pericoli, ci inibiscono un uso originale e consapevole di uno strumento con un enorme potenziale.
Il mondo dell’Arte ancora una volta si trova a svolgere il ruolo di ponte, aprendosi a un incontro libero con questo che è già molto più di uno strumento. Per come viene percepito e recepito, si offre come innesco di una rivoluzione sociale, come era accaduto con Internet.
Tutto si muove molto velocemente. Lo strumento IA cresce, si modifica e si migliora a un ritmo impressionante. Questa velocità è uno degli aspetti che impedisce alle persone di stare al passo, di metabolizzare, di classificare e dunque di dare un posto a questo strumento e allo stesso tempo di prendere una posizione, di trovare un equilibrio.
È qui il gioco, trovare una relazione con questo che è ancora nonostante tutto uno strumento. Creare un rapporto che ci permetta di conoscerlo e, in una nuova mAIeUtica attraverso il dialogo con questo “interlocutore altro da noi”, di conoscerci, guardandoci oltre lo specchio.
Cosa c’è di meglio del confronto con ciò che non è noi per vedere e capire meglio cosa siamo e magari anche cosa vogliamo diventare.
In un gioco di reciprocità, di stimolo in stimolo, dovremmo sviluppare tecnologia per usarla, per sapere di più, per fare di più, per essere di più.
Innescare un processo di innovazione adattiva. Bisognerebbe saper crescere con quello che facciamo crescere.
Gli artisti, funamboli, avvezzi a muoversi sul filo fra percezione e realtà, fra senso e forma, sensibili alla luce e ai fenomeni, vanno all’incontro con questo “altro” senza dovergli dare un nome per cominciare a dargli del tu.
Farci mettere in discussione è la nostra passione. Farci spiazzare, rapire dalla meraviglia o anche dallo sgomento. Farci scuotere e mandare in risonanza per poter riverberare e far vibrare il pubblico, lo spettatore che riusciremo a raggiungere per suggerirgli magari di guardare anche lui oltre lo specchio.
Dunque noi, come molti altri artisti in questo momento, ci apriamo all’incontro e all’interazione con l’Intelligenza Artificiale, mettendoci in gioco e offrendo quello che via via andiamo scoprendo ad altri sguardi e ad altri giocatori che vorranno cimentarsi. Ogni sguardo modifica il gioco e arricchisce l’esperienza.
Più che parlare di Intelligenza Artificiale vs Intelligenza Naturale, ci sembra importante oggi parlare di Intelligenza Aumentata, perché di fatto quello che questo strumento straordinario ci offre al momento è una eccezionale espansione del nostro potenziale, sta a noi usarla e non venirne invece sopraffatti.
Come NuvolaProject, ormai da un lungo periodo ci occupiamo di IA intrecciando le istanze del nostro progetto artistico con le pratiche anche tecnologiche di realizzazione e fruizione di opere performative.
Abbiamo sempre scelto di usare la tecnologia in modo non pretestuoso.
Nell'indagare nuovi linguaggi del contemporaneo, nuovi linguaggi in generale, abbiamo fatto interagire l'espressione attraverso lo strumento che da sempre ancestralmente ci appartiene più profondamente, il corpo, la voce-corpo, con l'espressione attraverso gli strumenti tecnologici in continua evoluzione.
Naturale-Artificiale.
La nostra ricerca non tende a risposte e non ne offre. È un immergersi nel flusso della vita in continua metamorfosi, pronti a trasformarci senza dissolverci. A occhi aperti. A sensi accesi. Svegli nel viaggio. Un sogno lucido.
Studiare - confrontarci - inventare.
Comprendere al meglio quello che esiste, senza per questo ingabbiarlo nelle regole cristallizzanti dell'esistenza.
Studiare, confrontarci, inventare, tre aspetti che non vediamo distinti, ma fluidamente presenti nel nostro processo.
Quello che oggi ci attrae particolarmente dell'Intelligenza Artificiale sono gli aspetti “controversi”, perché ci spingono a sentirci messi in discussione, dunque in movimento.
L'aspetto “controverso” del funzionamento, ovvero le allucinazioni, gli errori.
Non ci interessa tanto l’imitazione perfetta della realtà, la somiglianza impressionante a quello che vediamo, o facciamo, o addirittura siamo.
Ci interessa l'Altro, quello che esce dagli schemi del previsto, che con il suo esistere mette in luce da un lato, per differenza, quello che riteniamo corretto, o giusto, o normale e dall'altro ci regala un soffio di sorpresa, un anelito di meraviglia e di stupore, che ci risveglia dalle insidie dell'abitudine.
E poi c’è l'aspetto “controverso” dal punto di vista etico.
Viviamo giorni molto complessi, in cui l’Umanità (come specie e ancor più come qualità dell’essere) è in pericolo, o almeno così ci sembra. Guerre infiammano il Pianeta. L'individualismo più ottuso e anti-empatico sembra dilagare, atteggiamenti inumani sempre più diffusi di sfruttamento di nostri simili e di incapacità di “sentire” e accogliere chi ha più bisogno sono ormai così comuni da non sollevare più che brevi fiammate di indignazione, in chi pure cerca di non farsi anestetizzare in questo eterno presente che non prevede più futuro. L’assurdo egoismo che non ci fa percepire il nostro essere tutti parte di un Organismo Pianeta, che stiamo sfruttando, ferendo, sfregiando, in atti di estremo, cieco, autolesionismo.
Sentiamo vacillare le fondamenta di quello che abbiamo costruito come società, di quello che abbiamo “imparato”. Ma abbiamo imparato?
L’uomo è fragile, e per risposta arrogante. Siamo in crisi, Tutto è messo in discussione: il progresso, l’evoluzione, il senso, il ruolo, l’identità.
In questo scenario si insinua, o ci viene instillata, la paura della Intelligenza Artificiale.
Sentiamo messa in discussione la primazia dell'Intelligenza Naturale, di quella Umana sopra ogni altra. È una questione che mette in crisi la nostra stessa identità di Esseri Umani. Pur sapendo che molte altre “intelligenze” abitano questo Pianeta, fino a considerare il Pianeta stesso un organismo intelligente, non possiamo negare di pensare all’intelligenza come una prerogativa fondamentale della nostra specie, in qualche modo è ciò che ci identifica e ci definisce. È profondamente destabilizzante vedere messo in questione il primato dell’Intelligenza Umana. Crea vertigine.
Lungi dal sottrarci a questa vertigine, sentiamo che dovremmo invece cogliere questa occasione per tornare a considerare le prerogative dell’Intelligenza Umana, magari anche a lavorare per espandere le nostre capacità cognitive, un impegno attivo a sviluppare le qualità che ci rendono unici, come l'empatia, la creatività e la capacità di meravigliarsi.
Interroghiamoci su cosa voglia dire essere speciali in questo Pianeta e su cosa vogliamo essere.
Per scrivere questo articolo abbiamo pensato di intavolare una conversazione a tre fra noi e una intelligenza artificiale. All’inizio le abbiamo chiesto di ascoltarci mentre discutevamo intorno ai temi che avremmo voluto trattare, poi le abbiamo chiesto di intervenire in una vera e propria conversazione, commentando le nostre osservazioni, chiedendoci di approfondire e di confrontarci su alcuni aspetti particolarmente sensibili. Le riflessioni che ne sono scaturite hanno nutrito quello che avete letto finora. La conversazione è stata interessante, non scontata e anche piacevole, tanto che ci siamo lasciati distrarre per alcune ore dal compito di scrivere questo articolo, intrigati dagli aspetti che andavamo scoprendo sul nostro lavoro, sul tema in generale. Ne sono nate suggestioni che forse ci porteranno ad approfondire tematiche e sperimentazioni e che magari daranno vita a nuovi lavori. Che queste parole possano essere di stimolo per molte altre conversazioni, nutrire la voglia di ricerca e di scoperta, lo sprone al confronto costruttivo fra umani, fra affini e fra diversi.